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Rendiconto finanziario


Le origini storiche


Approfondiamo in questa pagina l’origine storica del rendiconto finanziario.

L’analisi finanziaria è usata da oltre un secolo nell’area anglosassone. I primi esempi di rendiconto finanziario, pubblicati quali documenti contabili aggiuntivi del bilancio, come scrive G.Rappa

“ autonomi dai tradizionali bilanci di esercizio con un'importante funzione di evidenzazione della solvibilità aziendale a valere particolarmente per i soggetti che hanno fornito capitali finanziari di prestito ”
sono stati in sostanza dei prospetti di analisi delle entrate e delle uscite di cassa ossia rendiconti dei flussi di cassa.

Si possono ricordare come primi esempi già quelli del XIX secolo (nel 1862 in Inghilterra della società Assam Company e nel 1863 negli Stati Uniti della società Northern Central Railroad). Queste società, operanti entrambe nel comparto ferroviario, predisposero prospetti dimostrativi delle variazioni patrimoniali del tutto analoghi a rendiconti finanziari.

Successivamente sono state studiate altre forme di rendiconto finanziario, considerando le variazioni intervenute in altre risorse finanziarie. Prima di tutte sono state utilizzate le analisi dei flussi totali e quelli dei flussi di capitale circolante netto.

La disciplina del rendiconto finanziario è stata per la prima volta prevista dall’AICPA (“American Institute of Certified Public Accountants”) con il principio emanato nel 1963, denominato Opinion n. 3 (“The Statement of Source and Application of Fund ”).

Del resto, nei paesi di origine anglosassone e negli Stati Uniti, in particolare, alla contabilità industriale si accompagna la contabilità finanziaria, denominata “ financial accounting” che ha la funzione di evidenziare il risultato economico. Allo Stato patrimoniale, denominato “financial statement” che evidenzia la posizione finanziaria dell'impresa al termine dell'esercizio, si pensò di accostare il "financial statement", ossia un prospetto che potesse evidenziare le variazioni intervenute nella posizione finanziaria (“ change in the financial position”).

L'Opinion n.3 invitava le imprese a redigere e ad allegare al bilancio il rendiconto delle fonti e degli impieghi di fondi.

L'AICPA nell'anno 1971, con un'ulteriore documento (l'Opinion 19) rendeva obbligatoria la redazione e l’allegazione del rendiconto finanziario, ora denominato “ rendiconto dei cambiamenti della posizione finanziaria” (“Reporting of Changes in Financial Position”).

Anche la International Accounting Standards Committee (IASC) si espresse in merito al rendiconto finanziario. A tale proposito lo IAS 1 (“Presentation of Financial Statements”) annovera il rendiconto finanziario come documento di cui è composto il bilancio di esercizio; questo documento, inoltre, rimanda al successivo IAS 7 per quanto concerne le dispoizioni per la redazione del rendiconto finanziario stesso.

La IASC disciplinò, infatti, nel luglio 1977, con la norma internazionale n. 7, i contenuti del rendiconto finanziario delle variazioni intervenute nella posizione finanziaria, non prevedendo tuttavia una schema obbligatorio, ma lasciando piena libertà agli amministratori di scegliere la forma e i contenuti ritenuti maggiormente significativi.

Il documento attualmente in vigore è quello emanato nel 1992 e prende in considerazione i flussi di liquidità.

Lo IAS 7 suggerisce la redazione del rendiconto finanziario privilegiando la rappresentazione dei "flussi di cassa".

All'interno dell'Unione Europea, l'apertura ai principi IAS/IFRS si è concretizzata nel 2002, grazie al Regolamento CE n. 1606/2002, anche meglio conosciuto come “Regolamento IAS”, mediante il quale l'Unione Europea ha reso obbligatoria, a decorrere dal 1° gennaio 2005, l'applicazione di questi principi contabili internazionali per la redazione del bilancio consolidato di determinati tipi di società.

In assenza di specifiche disposizioni di legge, nel nostro Paese la redazione del rendiconto finanziario fu da tempo suggerita nell'ambito dei principi contabili elaborati dalla “Commissione per la statuizione dei principi contabili”.

Infatti in Italia la Commissione nazionale dei dottori commercialisti e dei ragionieri per la statuizione dei principi contabili predispose nell'anno 1977 il Documento n. 2, che disciplinò, fra l’altro, la compilazione del rendiconto finanziario, quale "prospetto supplementare indispensabile per la corretta rappresentazione della situazione patrimoniale-finanziaria dell'impresa in funzionamento". In questo documento, la Commissione indicò due soluzioni e precisamente quella di presentare il rendiconto dei flussi di capitale circolante netto e quella di presentare il rendiconto dei flussi di cassa o di liquidità.

Successivamente, sia in Italia che all’estero, si è affermato l'orientamento verso la predisposizione del solo rendiconto dei flussi di disponibilità monetaria, ove le risorse prese in considerazione sono date dalle liquidità immediate (denaro in cassa, disponibilità verso banche, titoli di pronto realizzo detenuti per investimento della liquidità eccedente).

Nel 1994 la stessa Commissione ritenette di procedere ad un aggiornamento sostanziale del Documento n. 2 provvedendo ad emettere il Documento n. 12 suggerendo le seguenti strutture di rendiconto finanziario:

  • Rendiconto finanziario in termini di liquidità, che può essere predisposto secondo due impostazioni: rendiconto finanziario che espone le variazioni nella situazione patrimoniale e finanziaria in termini di liquidità; rendiconto finanziario che espone flussi di liquidità (Cash flow statement);
  • Rendiconto finanziario in termini di variazioni di capitale circolante netto.

In tale Documento si ribadiva l'importanza del rendiconto finanziario e si sosteneva che

“la presentazione nella nota integrativa, nella forma di prospetto, del rendiconto finanziario che espone le variazioni dei componenti attivi e passivi del patrimonio aziendale avvenute nell'esercizio, in moda da riassumere le fonti di finanziamento ed i relativi impieghi, è di particolare importanza in considerazione della rilevanza delle informazioni fornite...”.

Nel corso del 2014, nell'ottica del programma di aggiornamento dei principi contabili nazionali, l'Organismo Italiano di Contabilità ha provveduto a organizzare l'argomento del rendiconto finanziario mediante la preparazione di un apposito documento (OIC 10 - La redazione del rendiconto finanziario).

L'OIC 10 conferma, in sostanza, l'importanza della redazione del rendiconto finanziario tenuto conto della sua importanza informativa: infatti tale documento permette, tra l'altro, di valutare:


  1. le disponibilità liquide prodotte/assorbite dalla gestione reddituale e le modalità di impiego/copertura;
  2. la capacità della soceità o del gruppo di affrontare gli impegni finanziari a breve termine;
  3. la capacità della società o del gruppo di autofinanziarsi ”.

Sebbene la sua mancata presentazione non venga considerata, in via generale, allo stato attuale, come violazione del principio della rappresentazione veritiera e corretta del bilancio, tale mancanza, tuttavia, in considerazione della rilevanza delle informazioni di carattere finanziario fornite e della sua diffusione sia su base nazionale che internazionale si assume limitata soltanto alle aziende amministrativamente meno dotate, a causa delle minori dimensioni.

A livello nazionale il rendiconto finanziario non è stato disciplinato giuridicamente da alcuna norma, anche se in verità il Codice civile prevede all'articolo 2423 che

il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio

e che

se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo ”.

Pertanto, se da una parte non vi è era alcun obbligo giuridico alla redazione del rendiconto finanziario, dall'altra la stesura di questo prospetto sembrava essere consigliabile al fine di rispettare i fondamentali principi di chiarezza e completezza del bilancio,anche perché lo stato patrimoniale ed il conto economico non forniscono in modo immediato le informazioni relative alle variazioni delle poste dell'attivo e del passivo e alle movimentazioni delle immobilizzazioni.

Questa lacuna giuridica è stata cancellata con il Decreto legislativo n. 139 del 18 agosto 2015 che ha introdotto nel Codice civile l'articolo 2425-ter (rendiconto finanziario).




Fonti:

Piero Mella - Rendiconto finanziario
Logica, origini, diffusione in Italia
Contabilità e Bilancio 1987

Imerio Facchinetti - Rendiconto finanziario e analisi dei flussi
Il Sole 24 ore

Organismo Italiano di Contabilità, OIC 10 - La redazione del rendiconto finanziario, paragrafo 5

Stefano Azzali - Financial reporting and Accounting Standards
Giappichelli Editore